CONSIDERAZIONI SINDACALI SULLO “SPEZZATINO” DI ENDESA ITALIA
PREMESSA
L’attuale assetto proprietario di Endesa Italia prevede la partecipazione di Endesa con l’80% del capitale e della ex municipalizzata ASM Brescia con il 20%. A seguito dell’OPA di Enel/Acciona si sta tentando di realizzare lo smembramento della consociata italiana. Se questa eventualità dovesse realizzarsi, si potrebbero determinare gravi conseguenze al complesso degli assetti del Settore recentemente liberalizzato, pesanti cali occupazionali e drastici tagli agli investimenti previsti dal Piano Industriale.
LA STORIA
Nel 2000 si realizzò, per effetto del Decreto D’Alema il processo di scissione di alcuni assetts di generazione dall’ENEL. Per creare dal monopolio un mercato competitivo nella produzione di energia elettrica, così come voluto dal Decreto Bersani, si costituirono tre società che, successivamente, vennero vendute ad altri operatori (Joint Venture). Queste nuove Società, proprio per garantirgli capacità competitive, vennero dotate di un mix di impianti differenziati per fonte di produzione (anche attraverso le previste trasformazioni a gas) e per presenza sul territorio. Questo tipo di assetto, ha permesso di sviluppare una attività concorrenziale verso l’Enel che, altrimenti, avrebbe giocato sul mercato un ruolo eccessivamente dominante.
Nel settembre 2001 l’Enel ha venduto la prima delle tre Società (Elettrogen) ad Endesa Italia, per un importo di circa 3,8 miliardi di euro. Il Sindacato elettrico italiano, già nel 1999, aveva espresso grande preoccupazione sullo spezzatino dell’ENEL. Ciononostante, una volta cedute le Gencos, con responsabilità, sono stati concordati, con i nuovi proprietari, accordi finalizzati al miglioramento organizzativo che consentissero di:
• consolidare la Clausola Sociale, così da mantenere in capo ai lavoratori un livello di trattamenti almeno analogo a quello già percepito all’ENEL;
• realizzare progetti industriali (rewamping e/o nuovi insediamenti) che potenziassero le nuove Società attraverso il rilancio dei siti produttivi, il riequilibrio del mix combustibili, e quindi la migliore collocazione sul mercato dell’energia;
• limitare il livello di outsourcing valorizzando le professionalità presenti;
• impedire mobilità sul territorio salvaguardando anche le sedi decentrate degli staff;
• creare i presupposti per il successivo rilancio dell’occupazione.
Questi obiettivi, in Endesa Italia sono stati sostanzialmente raggiunti proprio grazie agli Accordi sindacali sottoscritti che, a buon merito, sono considerati, a livello europeo, esempio di Best Practic.
Negli anni successivi, la Società ha sviluppato ingenti investimenti trasformando in ciclo combinato a gas le centrali di Tavazzano ed Ostiglia in Lombardia; a carbone (da orimulsion) due sezioni della centrale di Fiume Santo (Sardegna).
L’attuale Piano Industriale in fase di realizzazione, prevede investimenti per trasformare parte dell’impianto di Monfalcone (Friuli) a gas con un terminale di rigassificazione, investimenti a Tavazzano, lo sviluppo dell’energia eolica da 350 MW ed investimenti negli impianti idroelettrici di Terni (Umbria) e della Calabria.
LA SITUAZIONE OGGI
L’attuale assetto produttivo di Endesa Italia, grazie ad un quasi ottimale equilibrio di fonti e territorio, ha consentito di conquistare oltre il 10% del mercato.
Il prezzo pagato è stato, però, molto alto dal punto di vista sindacale essendosi resi necessari, fin da subito pesanti interventi di efficientamento organizzativo che hanno comportato una riduzione in cinque anni da oltre 1.800 addetti (di cui 400 presenti in sedi ex ENEL non coincidenti con gli impianti di produzione) a poco più di 1.000 unità pur mantenendo in essere due Sedi “centrali”: Roma e Terni (dove lavorano complessivamente circa 200 persone) e sedi decentrate di staff (Fiume Santo, Tavazzano, Mestre, Catanzaro).
Ciononostante, grazie agli accordi sindacali di alto profilo sopra richiamati, sono stati evitati gravi problemi sociali e si è mantenuto un modello “decentrato”, che ha consentito di consolidare tutti i posti di lavoro e di riavviare il turn-over con prime nuove assunzioni.
Il delicato equilibrio occupazionale di Endesa Italia, si fonda oggi sull’impiego di risorse umane che, dislocate su tutto il territorio nazionale, operano efficacemente per una pluralità di impianti produttivi.
LO SPEZZATINO DOMANI
Le Unità Produttive ed i Lavoratori, già sottoposti al pesante cambiamento derivato dallo “spezzatino ENEL”, dalla profonda riorganizzazione e ristrutturazione, nonostante l’equilibrio ed il grande livello di efficienza, produttività e redditività raggiunto dalla Società, rischiano però di rivivere nuovamente una stagione di precarietà che potrebbe pregiudicare i risultati raggiunti.
Dopo la costituzione della Joint Venture Enel-Acciona per il prossimo lancio dell’OPA su Endesa, l’ENEL ha stipulato un accordo con E. On per evitare una contro OPA, che prevede il subentro dei tedeschi in Endesa Italia. In conseguenza di ciò, l’ASM (Socio minoritario) avrebbe manifestato l’intenzione di fuoriuscire da Endesa Italia acquisendo la proprietà diretta di alcuni impianti a carbone e idroelettrici. Questa possibile fuoriuscita, a nostro avviso, determinerebbe un grave indebolimento degli assets rimanenti e la situazione produttiva della “nuova” e molto più piccola Endesa Italia, risulterebbe particolarmente precaria.
LE CONSEGUENZE
La condizione della nuova Società, più piccola industrialmente e molto meno redditiva ed efficiente, renderebbe l’attuale Piano Industriale del tutto inadeguato e suscettibile di una rivisitazione al ribasso. Ma anche per gli eventuali assets ceduti si potrebbero profilare pesanti rischi. Lo scenario di seguito delineato diventa quindi probabile:
− gli impianti di Tavazzano, Ostiglia, Monfalcone, operando in un contesto produttivo squilibrato, perché tutto orientato sul Gas Naturale, potrebbero costringere il nuovo azionista a riconsiderare i nuovi progetti ed investimenti previsti;
− nel nucleo idroelettrico della Calabria, tra l’altro fortemente condizionato da variabili stagionali (piovosità), verrebbe meno la possibilità di utilizzare il personale anche per gli impianti di Terni;
− l’impianto di Fiume Santo, potrebbe perdere i presupposti necessari alla realizzazione della nuova sezione a carbone la cui autorizzazione, come è noto, è legata all’accordo stipulato tra Endesa Italia e la Regione Sardegna finalizzato, principalmente, alla fornitura di energia elettrica a costo ridotto all’industria energivora sarda;
− nella sede di Terni, verrebbero meno i presupposti per il mantenimento della struttura di staff societaria, del Posto di Teleconduzione ed il Centro di Controllo Idroelettrico, che complessivamente occupano circa cento lavoratori;
− la sede di Mestre, del tutto svincolata dagli impianti di produzione, si troverebbe in una condizione di oggettiva precarietà, con conseguenze facilmente immaginabili per l’occupazione e per l’eventuale mobilità territoriale a cui potrebbero essere sottoposti i lavoratori;
− l’Impianto di Trapani, che oggi occupa 3 addetti potrebbe essere un domani telecomandato facendo venir meno l’occupazione che, oggi, è mantenuta grazie anche agli accordi ed agli affidamenti complessivi;
− la sede Direzionale di Roma, per logica conseguenza, essendo riferita ad una dimensione societaria di gran lunga minore, potrebbe subire un drastico ridimensionamento con conseguenti mobilità territoriali per i lavoratori.
ULTIME CONSIDERAZIONI
Le ragioni esposte, che si fondano non sul pregiudizio, ma sul buon senso e sull’esperienza delle tante ristrutturazioni realizzate in Italia negli ultimi trent’anni, accendono un allarme per i rischi che correrebbe il Settore (privato di un competitor efficiente e di dimensioni industriali adeguate), i Lavoratori, per i rischi occupazionali, ma anche il mercato ed i Clienti.
Occorre inoltre ricordare che le perplessità ed i timori alla base di questa analisi sono stati a suo tempo espressi dall’Antitrust Italiana in occasione di una precedente OPA lanciata da Gas Natural su Endesa, che prevedeva, anch’essa, lo “spezzatino” di Endesa Italia tra Gas Natural e Iberdrola.
Il rischio, allora, come oggi, è sempre lo stesso: le decisioni di ordine finanziario e societario rischiano di pregiudicare l’assetto del Settore Elettrico Italiano e la competitività delle Imprese, e possono turbare un mercato che non è stato voluto per consentire “affari” privati, ancorché legittimi, ma per garantire al consumatore/cliente/utente più efficienza, prezzi più bassi, più qualità.
Sulla base di quanto sopra, si possono pertanto fare alcune sintetiche considerazioni:
- la concorrenza non ne verrebbe avvantaggiata per la complessiva riduzione dell’efficienza industriale;
- si determinerebbe la inevitabile perdita di posti di lavoro “reali”, giustificati dall’attuale assetto, (oltre 100 lavoratori di staff a Terni, oltre 60 della Direzione di Roma, diverse decine che operano sempre perle Staff direzionali in modo decentrato presso gli impianti);
- si creerebbe un pericoloso precedente che, con tutta probabilità, potrà essere emulato in altre realtà elettriche quali Tirreno Power, dove Electrabel potrebbe tentare la medesima operazione per liberarsi della ACEA Roma; o Edipower, dove gli attuali Soci potrebbero credere più conveniente portarsi via la propria parte di assetts; o ancora in Edison dove l’EDF potrebbe decidere di farsi “liquidare” nello stesso modo, frantumando così una delle Società “storiche” Italiane.
A tal proposito si ricorda che la Clausola Sociale, a suo tempo sottoscritta, inibiva successivi frazionamenti da parte degli acquirenti, degli assetts costituiti dall’ENEL.
Conclusioni
Il mantenimento dell’integrità societaria e industriale di Endesa Italia è un fatto irrinunciabile sotto il profilo sindacale, ma anche sotto quello più ampio degli interessi nazionali energetici ed elettrici. Un suo frazionamento, comporterà il pagamento di un prezzo molto salato dal punto di vista occupazionale, di caduta degli investimenti, di precarizzazione di assetts produttivi. Sarebbe inoltre un pericoloso precedente che renderebbe il sistema italiano ancor più permeabile a incursioni della finanza straniera o speculativa.
Le alternative allo smembramento della Società che eviterebbero le conseguenze negative sopra descritte sono molteplici e tutte praticabili, ivi compresa la possibilità di una acquisizione totale di Endesa Italia da parte di ASM o di E.On. La prima, ovviamente, garantirebbe l’italianità attuale; la seconda si avvarrebbe delle sinergie possibili in una grande azienda elettrica europea rimanendo pur sempre la soluzione più praticabile e ovvia che garantirebbe gli interessi di tutti: il mantenimento dell’attuale assetto societario con due soci forti – E.On. e ASM – con un modello di governance tradizionale o, se ciò non fosse possibile, adottando modalità alternative già sperimentate nel mondo elettrico.
Roma, 12 giugno 2007



Mercoledì, 13 Giugno 2007 at 9:34 am
Roma, 12 giugno 2007
Prot. 54
Al Ministro per lo Sviluppo Economico
On. Pierluigi Bersani
e p.c. CGIL – CISL – UIL
ENEL SpA; E.On. Italia; ASM Brescia SpA; Endesa Italia SpA
Ai Presidenti delle Regioni:
Calabria, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Sardegna, Sicilia, Umbria
Loro Sedi
Oggetto: evoluzione societaria di Endesa Italia
Le scriventi Segreterie Nazionali, appresa la notizia sull’eventuale scissione della Società Endesa Italia, hanno tempestivamente espresso, con una ”lettera aperta” forti timori e contrarietà verso una soluzione che, oggettivamente, rischia di pregiudicare l’efficienza e la stabilità di una delle più importanti Imprese Elettriche Italiane, con seri rischi per l’occupazione e per gli investimenti. Parimenti, negli impianti produttivi ed in tutti i posti di lavoro si sono avviate azioni di mobilitazione dei Lavoratori, alcune culminate nelle prime iniziative di sciopero per avversare l’ipotesi di uno smembramento della Società.
Stante così la situazione e vedendo reiterate sulla stampa, le intenzioni dei Soggetti interessati a procedere in questa direzione, riteniamo urgente e necessario richiederVi un incontro per affrontare il tema, unitamente alle Segreterie Confederali, e individuare le possibili soluzioni finalizzate ad evitare ulteriori momenti di conflitto. Al fine di meglio rappresentare le perplessità ed i timori di cui sopra, alleghiamo un documento unitario di analisi sulla situazione di Endesa Italia e sugli eventuali rischi che si potrebbero determinare in caso di scissione. Certi di un favorevole accoglimento della presente, rimaniamo in attesa di un cortese e tempestivo riscontro.
Distinti saluti
LE SEGRETERIE NAZIONALI
FILCEM CGIL (G.Berni) FLAEI-CISL (C.De Masi) UILCEM-UIL (R.Bellissima)
All.: c.s.