Giacomo Berni - FILCEM-CGIL
Carlo De Masi - FLAEI-CISL
Romano Bellissima - UILCEM-UIL
June 18, 2007
Re: Endesa Italia
Egregi Signori,
nella vostra lettera aperta sul futuro di Endesa Italia avete sollevato questioni rilevanti. Anche se dovranno trascorrere ancora alcuni mesi prima di diventare proprietari della società, desideriamo farvi sapere che comprendiamo e condividiamo le vostre preoccupazioni e vorremmo discuterne con voi.
Siamo concordi con voi che Endesa Italia, sin dal momento della sua nascita a valle della vendita di Elettrogen, sia diventata una delle imprese leader del settore energetico in Italia con un moderno parco di generazione diversificato per combustibile e con un’equilibrata presenza sul mercato nazionale. Queste caratteristiche dimostrano come Endesa Italia sia stata, e sia tuttora, capace di contribuire al raggiungimento degli obiettivi industriali e politici alla base della sua creazione, ovvero di favorire la creazione di un sistema energetico italiano più efficiente grazie ad una maggiore competizione.
E.ON, uno degli operatori europei leader del settore energetico, ha un forte interesse a crescere nel mercato italiano, investendo nel sistema energetico italiano e promuovendone la competitività. L’acquisizione di Endesa Italia rappresenta le fondamenta di questa strategia. Pertanto, da parte nostra, abbiamo tutto l’interesse affinché Endesa Italia conservi la stessa forza competitiva che oggi detiene nel settore energetico italiano.
Allo stesso modo concordiamo con voi sul fatto che uno “spezzatino” di Endesa Italia potrebbe indebolire strutturalmente l’azienda, con conseguenze negative sui dipendenti, sulla posizione di mercato e, in definitiva – nell’ipotesi di redistribuzione dei suoi impianti – sulla sua capacità di competere nel settore energetico italiano. Questo scenario non può essere nell’interesse di alcuna delle parti coinvolte, siano esse l’azienda, i suoi azionisti o le Autorità del Governo preposte alla supervisione del mercato energetico.
Invece di una soluzione che porti alle spezzettamento dell’azienda, E.ON ha sempre preferito, e preferirebbe tuttora, semplicemente rilevare da Endesa la posizione di azionista della società italiana. L’attuale scenario è ciò che risulta da un presunto diritto di prelazione a beneficio del socio di minoranza di Endesa Italia. Confidiamo di poter ancora persuadere ASM Brescia ad intravedere i vantaggi che risulterebbero dal conservare intatta Endesa Italia e dalla fruttifera cooperazione con E.ON quale nuovo partner industriale. Di conseguenza, li contatteremo nel prossimo futuro al fine di discutere l’argomento.
L’eccellente posizione di Endesa Italia non sarebbe stata possibile senza l’efficace collaborazione dei suoi dipendenti e rappresentanti durante il processo di trasformazione attuatosi negli anni passati. Poiché desideriamo continuare a contare sul loro e sul vostro continuo supporto anche in futuro, apprezzeremmo molto un incontro con voi al momento opportuno.
Cordiali saluti,
PREMESSA
L’attuale assetto proprietario di Endesa Italia prevede la partecipazione di Endesa con l’80% del capitale e della ex municipalizzata ASM Brescia con il 20%. A seguito dell’OPA di Enel/Acciona si sta tentando di realizzare lo smembramento della consociata italiana. Se questa eventualità dovesse realizzarsi, si potrebbero determinare gravi conseguenze al complesso degli assetti del Settore recentemente liberalizzato, pesanti cali occupazionali e drastici tagli agli investimenti previsti dal Piano Industriale.
LA STORIA
Nel 2000 si realizzò, per effetto del Decreto D’Alema il processo di scissione di alcuni assetts di generazione dall’ENEL. Per creare dal monopolio un mercato competitivo nella produzione di energia elettrica, così come voluto dal Decreto Bersani, si costituirono tre società che, successivamente, vennero vendute ad altri operatori (Joint Venture). Queste nuove Società, proprio per garantirgli capacità competitive, vennero dotate di un mix di impianti differenziati per fonte di produzione (anche attraverso le previste trasformazioni a gas) e per presenza sul territorio. Questo tipo di assetto, ha permesso di sviluppare una attività concorrenziale verso l’Enel che, altrimenti, avrebbe giocato sul mercato un ruolo eccessivamente dominante.
Nel settembre 2001 l’Enel ha venduto la prima delle tre Società (Elettrogen) ad Endesa Italia, per un importo di circa 3,8 miliardi di euro. Il Sindacato elettrico italiano, già nel 1999, aveva espresso grande preoccupazione sullo spezzatino dell’ENEL. Ciononostante, una volta cedute le Gencos, con responsabilità, sono stati concordati, con i nuovi proprietari, accordi finalizzati al miglioramento organizzativo che consentissero di:
• consolidare la Clausola Sociale, così da mantenere in capo ai lavoratori un livello di trattamenti almeno analogo a quello già percepito all’ENEL;
• realizzare progetti industriali (rewamping e/o nuovi insediamenti) che potenziassero le nuove Società attraverso il rilancio dei siti produttivi, il riequilibrio del mix combustibili, e quindi la migliore collocazione sul mercato dell’energia;
• limitare il livello di outsourcing valorizzando le professionalità presenti;
• impedire mobilità sul territorio salvaguardando anche le sedi decentrate degli staff;
• creare i presupposti per il successivo rilancio dell’occupazione.
Questi obiettivi, in Endesa Italia sono stati sostanzialmente raggiunti proprio grazie agli Accordi sindacali sottoscritti che, a buon merito, sono considerati, a livello europeo, esempio di Best Practic.
Negli anni successivi, la Società ha sviluppato ingenti investimenti trasformando in ciclo combinato a gas le centrali di Tavazzano ed Ostiglia in Lombardia; a carbone (da orimulsion) due sezioni della centrale di Fiume Santo (Sardegna).
L’attuale Piano Industriale in fase di realizzazione, prevede investimenti per trasformare parte dell’impianto di Monfalcone (Friuli) a gas con un terminale di rigassificazione, investimenti a Tavazzano, lo sviluppo dell’energia eolica da 350 MW ed investimenti negli impianti idroelettrici di Terni (Umbria) e della Calabria.
LA SITUAZIONE OGGI
L’attuale assetto produttivo di Endesa Italia, grazie ad un quasi ottimale equilibrio di fonti e territorio, ha consentito di conquistare oltre il 10% del mercato.
Il prezzo pagato è stato, però, molto alto dal punto di vista sindacale essendosi resi necessari, fin da subito pesanti interventi di efficientamento organizzativo che hanno comportato una riduzione in cinque anni da oltre 1.800 addetti (di cui 400 presenti in sedi ex ENEL non coincidenti con gli impianti di produzione) a poco più di 1.000 unità pur mantenendo in essere due Sedi “centrali”: Roma e Terni (dove lavorano complessivamente circa 200 persone) e sedi decentrate di staff (Fiume Santo, Tavazzano, Mestre, Catanzaro).
Ciononostante, grazie agli accordi sindacali di alto profilo sopra richiamati, sono stati evitati gravi problemi sociali e si è mantenuto un modello “decentrato”, che ha consentito di consolidare tutti i posti di lavoro e di riavviare il turn-over con prime nuove assunzioni.
Il delicato equilibrio occupazionale di Endesa Italia, si fonda oggi sull’impiego di risorse umane che, dislocate su tutto il territorio nazionale, operano efficacemente per una pluralità di impianti produttivi.
LO SPEZZATINO DOMANI
Le Unità Produttive ed i Lavoratori, già sottoposti al pesante cambiamento derivato dallo “spezzatino ENEL”, dalla profonda riorganizzazione e ristrutturazione, nonostante l’equilibrio ed il grande livello di efficienza, produttività e redditività raggiunto dalla Società, rischiano però di rivivere nuovamente una stagione di precarietà che potrebbe pregiudicare i risultati raggiunti.
Dopo la costituzione della Joint Venture Enel-Acciona per il prossimo lancio dell’OPA su Endesa, l’ENEL ha stipulato un accordo con E. On per evitare una contro OPA, che prevede il subentro dei tedeschi in Endesa Italia. In conseguenza di ciò, l’ASM (Socio minoritario) avrebbe manifestato l’intenzione di fuoriuscire da Endesa Italia acquisendo la proprietà diretta di alcuni impianti a carbone e idroelettrici. Questa possibile fuoriuscita, a nostro avviso, determinerebbe un grave indebolimento degli assets rimanenti e la situazione produttiva della “nuova” e molto più piccola Endesa Italia, risulterebbe particolarmente precaria.
LE CONSEGUENZE
La condizione della nuova Società, più piccola industrialmente e molto meno redditiva ed efficiente, renderebbe l’attuale Piano Industriale del tutto inadeguato e suscettibile di una rivisitazione al ribasso. Ma anche per gli eventuali assets ceduti si potrebbero profilare pesanti rischi. Lo scenario di seguito delineato diventa quindi probabile:
− gli impianti di Tavazzano, Ostiglia, Monfalcone, operando in un contesto produttivo squilibrato, perché tutto orientato sul Gas Naturale, potrebbero costringere il nuovo azionista a riconsiderare i nuovi progetti ed investimenti previsti;
− nel nucleo idroelettrico della Calabria, tra l’altro fortemente condizionato da variabili stagionali (piovosità), verrebbe meno la possibilità di utilizzare il personale anche per gli impianti di Terni;
− l’impianto di Fiume Santo, potrebbe perdere i presupposti necessari alla realizzazione della nuova sezione a carbone la cui autorizzazione, come è noto, è legata all’accordo stipulato tra Endesa Italia e la Regione Sardegna finalizzato, principalmente, alla fornitura di energia elettrica a costo ridotto all’industria energivora sarda;
− nella sede di Terni, verrebbero meno i presupposti per il mantenimento della struttura di staff societaria, del Posto di Teleconduzione ed il Centro di Controllo Idroelettrico, che complessivamente occupano circa cento lavoratori;
− la sede di Mestre, del tutto svincolata dagli impianti di produzione, si troverebbe in una condizione di oggettiva precarietà, con conseguenze facilmente immaginabili per l’occupazione e per l’eventuale mobilità territoriale a cui potrebbero essere sottoposti i lavoratori;
− l’Impianto di Trapani, che oggi occupa 3 addetti potrebbe essere un domani telecomandato facendo venir meno l’occupazione che, oggi, è mantenuta grazie anche agli accordi ed agli affidamenti complessivi;
− la sede Direzionale di Roma, per logica conseguenza, essendo riferita ad una dimensione societaria di gran lunga minore, potrebbe subire un drastico ridimensionamento con conseguenti mobilità territoriali per i lavoratori.
ULTIME CONSIDERAZIONI
Le ragioni esposte, che si fondano non sul pregiudizio, ma sul buon senso e sull’esperienza delle tante ristrutturazioni realizzate in Italia negli ultimi trent’anni, accendono un allarme per i rischi che correrebbe il Settore (privato di un competitor efficiente e di dimensioni industriali adeguate), i Lavoratori, per i rischi occupazionali, ma anche il mercato ed i Clienti.
Occorre inoltre ricordare che le perplessità ed i timori alla base di questa analisi sono stati a suo tempo espressi dall’Antitrust Italiana in occasione di una precedente OPA lanciata da Gas Natural su Endesa, che prevedeva, anch’essa, lo “spezzatino” di Endesa Italia tra Gas Natural e Iberdrola.
Il rischio, allora, come oggi, è sempre lo stesso: le decisioni di ordine finanziario e societario rischiano di pregiudicare l’assetto del Settore Elettrico Italiano e la competitività delle Imprese, e possono turbare un mercato che non è stato voluto per consentire “affari” privati, ancorché legittimi, ma per garantire al consumatore/cliente/utente più efficienza, prezzi più bassi, più qualità.
Sulla base di quanto sopra, si possono pertanto fare alcune sintetiche considerazioni:
- la concorrenza non ne verrebbe avvantaggiata per la complessiva riduzione dell’efficienza industriale;
- si determinerebbe la inevitabile perdita di posti di lavoro “reali”, giustificati dall’attuale assetto, (oltre 100 lavoratori di staff a Terni, oltre 60 della Direzione di Roma, diverse decine che operano sempre perle Staff direzionali in modo decentrato presso gli impianti);
- si creerebbe un pericoloso precedente che, con tutta probabilità, potrà essere emulato in altre realtà elettriche quali Tirreno Power, dove Electrabel potrebbe tentare la medesima operazione per liberarsi della ACEA Roma; o Edipower, dove gli attuali Soci potrebbero credere più conveniente portarsi via la propria parte di assetts; o ancora in Edison dove l’EDF potrebbe decidere di farsi “liquidare” nello stesso modo, frantumando così una delle Società “storiche” Italiane.
A tal proposito si ricorda che la Clausola Sociale, a suo tempo sottoscritta, inibiva successivi frazionamenti da parte degli acquirenti, degli assetts costituiti dall’ENEL.
Conclusioni
Il mantenimento dell’integrità societaria e industriale di Endesa Italia è un fatto irrinunciabile sotto il profilo sindacale, ma anche sotto quello più ampio degli interessi nazionali energetici ed elettrici. Un suo frazionamento, comporterà il pagamento di un prezzo molto salato dal punto di vista occupazionale, di caduta degli investimenti, di precarizzazione di assetts produttivi. Sarebbe inoltre un pericoloso precedente che renderebbe il sistema italiano ancor più permeabile a incursioni della finanza straniera o speculativa.
Le alternative allo smembramento della Società che eviterebbero le conseguenze negative sopra descritte sono molteplici e tutte praticabili, ivi compresa la possibilità di una acquisizione totale di Endesa Italia da parte di ASM o di E.On. La prima, ovviamente, garantirebbe l’italianità attuale; la seconda si avvarrebbe delle sinergie possibili in una grande azienda elettrica europea rimanendo pur sempre la soluzione più praticabile e ovvia che garantirebbe gli interessi di tutti: il mantenimento dell’attuale assetto societario con due soci forti - E.On. e ASM - con un modello di governance tradizionale o, se ciò non fosse possibile, adottando modalità alternative già sperimentate nel mondo elettrico.
Roma, 12 giugno 2007
Capi senza qualità, impiegati sfaticati. La battaglia senza fine degli uffici italiani. Le testimonianze, le storie e i racconti dei lavoratori sul blog aperto da “Repubblica”. Molte le lamentele dei dipendenti. Tante le risposte e le confessioni dei capi.
Brescia, 4 giugno 2007 ore 15:15
Milano, 4 giugno 2007 - I Sindaci dei Comuni di Brescia e Milano - preso atto dell’accordo quadro relativo all’operazione di fusione tra AEM e ASM - si sono riuniti oggi per sottoscrivere un documento contenente le linee guida per i Comuni relative all’operazione di fusione tra AEM e ASM che saranno sottoposte all’approvazione dei rispettivi Consigli Comunali.
In coerenza con quanto dichiarato fin dalle fasi iniziali della trattativa, i princìpi fondamentali relativi all’assetto proprietario e alla governance della Società risultante dalla fusione sono basati su:
Pariteticità azionaria fra i due Comuni che dovranno possedere un uguale numero di azioni: sulla base del concambio individuato nell’accordo quadro fra le due Società i Comuni deterranno una partecipazione iniziale del 27,5% ciascuno.
Partecipazione complessiva dei due Comuni pari ad almeno il 50% più due delle azioni con diritto di voto: al fine di rafforzare il controllo pubblico paritetico sulla Società risultante dalla fusione, i Comuni acquisteranno complessivamente ulteriori 5,33 milioni di azioni.
Corporate Governance basata su identici ruoli e identici poteri per i due Comuni, anche nel caso in cui la partecipazione del Comune di Milano si diluisca per effetto della conversione del prestito obbligazionario convertibile in azioni AEM emesso dal Comune di Milano, fermo restando che la partecipazione complessiva sia almeno pari al 50% più due delle azioni con diritto di voto.
La fusione tra AEM e ASM è subordinata all’esecuzione della fusione fra AEM e AMSA, così come prospettata nel protocollo di intesa siglato in data odierna dalle due Società e condiviso in linea di principio, e salva approvazione del Consiglio Comunale, dal Comune di Milano.
In tema di Corporate Governance, la Società risultante dalla fusione adotterà il modello dualistico:
Il Consiglio di Sorveglianza sarà costituito da 15 membri, di cui 6 ciascuno nominati dai Comuni di Brescia e Milano e 3 eletti dalle minoranze. Per i primi tre esercizi, il Presidente del Consiglio di Sorveglianza sarà designato dal Comune di Brescia e il Vice-Presidente sarà designato dal Comune di Milano. Il Comune di Bergamo potrà inoltre esprimere un consigliere di sorveglianza che si aggiungerà ai 12 nominati dai Comuni di Milano e Brescia.
Il Consiglio di Gestione sarà costituito da 8 componenti, eletti dal Consiglio di Sorveglianza sulla base di liste. I Comuni di Brescia e Milano indicheranno ciascuno 4 componenti del Consiglio di Gestione. Per i primi tre esercizi, il Presidente e il Vice-Presidente del Consiglio di Gestione saranno scelti fra i consiglieri di gestione tratti dalle liste presentate, rispettivamente, dai consiglieri di sorveglianza designati dal Comune di Milano e dai consiglieri di sorveglianza designati dal Comune di Brescia.
Il Consiglio di Gestione, previa indicazione del Consiglio di Sorveglianza, nominerà due Direttori Generali di cui uno per le funzioni corporate e mercato e l’altro per le funzioni nelle aree tecnico-operative e di ingegneria della Società risultante dalla fusione e del relativo Gruppo.
Per i trienni successivi si applicherà il criterio di alternanza per cui le designazioni spettanti nel primo triennio al Comune di Brescia, saranno attribuite al Comune di Milano per il triennio successivo e vice versa.
Nell’esprimere soddisfazione per il raggiungimento di un accordo di grande rilievo sia per i territori di riferimento che per il settore energetico nazionale, i due Sindaci, nella loro qualità di azionisti di riferimento di ASM e di AEM, condividono il comune obiettivo di favorire lo sviluppo e il rafforzamento della Società Post-Fusione, anche quale polo di aggregazione di ulteriori aziende operanti nel settore dei servizi pubblici locali e dell’energia.
I due Sindaci hanno inoltre convenuto che, al fine di realizzare lo sviluppo sostenibile delle attività societarie, daranno gli opportuni indirizzi alla Società risultante dalla fusione, per rafforzare la produzione di energia da fonti rinnovabili, la raccolta differenziata e, in genere, l’utilizzo ottimale delle risorse, secondo un modello ecocompatibile, nel solco di quanto finora realizzato dalle due Società.
I Comuni di Milano e Brescia sono stati assistiti rispettivamente dagli studi legali Bonelli Erede Pappalardo e Pavesi Gitti Verzoni e dagli advisors finanziari Capitalia e Credit Suisse.
FLAEI CISL
I Dirigenti Sindacali FLAEI di Endesa Italia, unitamente alle Segreterie Territoriali e Regionale di riferimento ed alla Segreteria Nazionale FLAEI, riuniti il 27 maggio 2007 in Roma, per analizzare le possibili conseguenze sulla Società a seguito della annunciata OPA ENEL sul Gruppo Endesa,
in coerenza con la posizione assunta dal Sindacato Elettrico, in particolare dalla FLAEI, in occasione delle precedenti OPA lanciate da Gas Natural e da E.On, di esprimere un parere fortemente negativo sulla paventata ipotesi di smembramento di Endesa Italia (che, si ricorda, fu a suo tempo frutto di una precedente scissione dall’ENEL), tra ASM Brescia ed E.On, in accordo con l’ENEL in quanto, dettata da interessi parziali svincolati da logiche di sistema che risulterebbe dannosa sia dal punto di vista industriale sia, soprattutto, da quello occupazionale.
L’accordo per lo smembramento della Società, riportato dagli organi di stampa e mai smentito dai diretti interessati, prevedendo il conferimento di un impianto termoelettrico a carbone e di un impianto idroelettrico all’ASM Brescia, potrebbe determinare:
‐ una pericolosa crisi occupazionale che si scaricherebbe sia sugli impianti che su staff e sedi centrali;
‐ l’inesigibilità di un Piano Industriale che presuppone ingenti volumi di investimento;
‐ una condizione di svantaggio per gli impianti non ceduti che si troverebbero ad operare in una Società squilibrata territorialmente e nel mix combustibili.
Sulla base di tale analisi si ritiene necessario condurre una articolata azione sindacale al centro ed in periferia che, non escludendo azioni di mobilitazione, sia orientata ad evitare lo smembramento di Endesa Italia, che dovrà rimanere integrata sul piano industriale e su quello della proprietà. Fermo restando questo principio, a tal proposito, si auspicano, se possibili, soluzioni ”italiane”.
A tal proposito, si invitano tutte le Strutture della Federazione a porre in essere le necessarie azioni politiche e sindacali verso le Istituzioni Nazionali e Locali e verso le Aziende coinvolte, per evitare un ulteriore danno ai Lavoratori derivato da una privatizzazione/liberalizzazione del Settore non governata e condizionata esclusivamente dagli interessi finanziari degli Azionisti.
Roma, 28 maggio 2007
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