ATTILI A FIUME SANTO

Iniziano a prendere forma ed a farsi sentire sul territorio, le azioni di lotta intraprese dai lavoratori di Fiumesanto, l’Onorevole Antonio Attili, deputato dell’UNIONE, appreso del segnale di forte preoccupazione lanciato dai lavoratori della Centrale, ha chiesto un incontro con i lavoratori della centrale, l’incontro si è avvenuto ieri presso la stessa Centrale.

I lavoratori rappresentati dai delegati di FILCEM FLAEI e UILCEM, hanno evidenziato le forti preoccupazioni sorte in relazione alla OPA di Enel nei confronti di Endesa, segnalando i rischi ad essa connessi, spezzettamento degli impianti di Endesa Italia, proprietaria anche del sito di Fiumesanto.
Voci insistenti danno per certo un accordo tra Enel Eon ed Asm Brescia, le ultime due dovrebbero spartirsi gli impianti di Endesa in Italia, pregiudicando così l’integrità della azienda e gli accordi sottoscritti dalla stessa con la Regione Sardegna, e con gli altri Enti del Territorio, accordi ottenuti anche con il contributo fattivo (vedi rivendicazioni e lotte) degli stessi lavoratori del termoelettrico.
Accordi che interessano lo sviluppo industriale di tutto il territorio sardo con importanti ricadute occupazionali e che se non rispettati rigetterebbero questo territorio in uno stato di crisi gravissimo.
In relazione a quanto riportato dai lavoratori, l’Onorevole Attili si è detto pronto a presentare le istanze dei lavoratori ed ad inoltrare formale richiesta al Ministero dello Sviluppo Economico, per attivare un incontro che vedrà gli stessi lavoratori partecipi alla riunione con i delegati del ministro.


COMUNICATO STAMPA

FIUME SANTO – GLI ELETTRICI DICHIARANO LO STATO DI AGITAZIONE

Si è svolta il 17 maggio scorso una assemblea dei lavoratori della Centrale Endesa Italia di Fiume Santo, per analizzare le conseguenze che l’Offerta Pubblica di Acquisto lanciata da Enel e Acciona su Endesa sta comportando sul futuro di Endesa Italia. I lavoratori hanno espresso forte preoccupazione, in particolare rispetto al mantenimento degli impegni assunti da Endesa Italia nei confronti del Territorio e della Regione. Tali impegni rischiano di non essere onorati dai futuri proprietari, in particolare se l’Azienda Endesa Italia verrà “venduta a pezzi” a diversi soggetti. Solo il mantenimento dell’unità aziendale può garantire la conferma del piano industriale e, per il nostro territorio e la nostra regione, degli impegni recepiti nell’Accordo fra Endesa Italia e Regione Sardegna e trascritti nell’Intesa Istituzionale fra Regione e Territorio dello scorso Aprile. Al termine dell’assemblea i lavoratori hanno approvato un documento con il quale si chiede l’intervento delle forze politiche e sociali, delle istituzioni locali e regionali a sostegno della vertenza. I lavoratori hanno anche deliberato di avviare lo stato di agitazione iniziando le procedure necessarie ad esercitare il diritto di sciopero. Filcem, Flaei e Uilcem territoriali di Sassari daranno immediato seguito alle iniziative decise, coinvolgendo le strutture sindacali a tutti i livelli e mantenendo un collegamento attivo con le altre realtà territoriali interessate dallo “spezzatino aziendale”. Si allega il documento citato.

Le Segreterie Territoriali di Sassari

FILCEM FLAEI UILCEM

Sassari, 18 maggio 2007

L’assemblea dei lavoratori della Centrale Endesa Italia di Fiumesanto, riunita in data 17 maggio 2007,


Preso atto
Dell’Offerta pubblica di acquisto che Enel e Acciona si accingono a lanciare su Endesa e degli accordi fra Aziende elettriche europee che prevedono la successiva vendita di Endesa Italia
Valutato
Che voci insistenti, confermate dagli amministratori della Aziende interessate, affermano di una
prossima divisione di Endesa Italia con la vendita “a pezzi” ad altri produttori,

Esprime
Forte preoccupazione per le conseguenze della frantumazione dell’Azienda Endesa Italia sui piani di sviluppo e investimento sino ad oggi costruiti anche con l’apporto importante dei lavoratori.

Evidenzia
Che fino ad oggi questo argomento non ha costituito esplicito motivo di preoccupazione o intervento per le forze politiche e le istituzioni a livello locale e regionale

Richiama
Tutti alla difesa di un’Azienda che rappresenta il più importante investitore privato in Sardegna

Richiama
Tutti alla difesa del piano di investimenti recepito dall’Accordo fra Endesa e Regione Autonoma
della Sardegna nel Gennaio 2007 e che ha costituito parte fondamentale dell’intesa istituzionale
Regione-Territorio del Nord Sardegna dell’Aprile 2007.

Chiede
Che i Sindaci ed i Consigli Comunali del nostro territorio, la Giunta ed il Consiglio Provinciale, la
Giunta Regionale si esprimano chiaramente e formalmente per la difesa dell’unità Aziendale di
Endesa Italia quale unica garanzia per la conferma degli investimenti previsti.

Chiede
Alle forze politiche, ai rappresentanti politici espressi dal territorio, alle istituzioni locali e regionali di attivare ogni utile forma di pressione per sollecitare l’intervento del Governo Nazionale sugli obiettivi esposti

Chiede
A CGIL, CISL e UIL territoriali e regionali di adottare una posizione forte a sostegno della vertenza, chiedendo un incontro alla Giunta Regionale per trovare una intesa sulle azioni da porre in essere a tutela degli interessi della nostra Regione e del suo apparato produttivo e sociale.

Ricorda

Che non sono a rischio solo alcune decine di posti di lavoro nel settore elettrico, ma è a rischio
buona parte della politica di sostegno all’industria in Sardegna, attuata attraverso il riconoscimento di tariffe agevolate all’industria energivora, il riconoscimento di tariffe particolari per il sistema produttivo regionale, la stipula di nuove convenzioni con i comuni nel cui territorio insiste l’impianto di Fiumesanto, l’impegno aziendale nello sviluppo delle energie alternative, la
partecipazione di Endesa Italia alla soluzione strutturale del problema energetico Sardo attraverso il nuovo utilizzo della miniera Sulcis. A sostegno di questa complessa vertenza, l’Assemblea
DICHIARA
Lo stato di mobilitazione dei lavoratori Endesa Italia di Fiumesanto, invitando le Strutture Sindacali di FILCEM, FLAEI e UILCEM ad avviare le procedure previste per l’esercizio del diritto di sciopero.
DECIDE
Un pacchetto di ore di sciopero da sviluppare durante la vertenza in funzione delle risposte che perverranno da tutti i soggetti di cui si chiede l’intervento
CHIEDE
Che le altre categorie territoriali, attraverso le Confederazioni, attivino analoga mobilitazione a
sostegno degli interessi del territorio e della Regione.
APPROVATO
Fiume Santo, 17 maggio 2007

CENSURA DI SINISTRA

Le ragioni di chi scrive meritano la massima attenzione. Liberazione non pubblica, Il Giornale si.


La lettera cestinata da Liberazione

giovedì 17 maggio 2007, 07:00


Illustre Direttore,

le allego la lettera che, come iscritto al Partito della Rifondazione Comunista, ho inviato al direttore di Liberazione, venerdì scorso, con la speranza che questa fosse pubblicata. Un testo forse un po’ lungo per un quotidiano.

Ma la mia speranza era quella di portare la voce di 3.000 persone che lavorano all’interno del cantiere della centrale Enel di Civitavecchia e rischiano il posto di lavoro per la presa di posizione, del tutto ingiustificata, del ministro dell’Ambiente Pecoraro Scanio. Purtroppo, sono costretto a constatare che il Dr. Sansonetti ha completamente ignorato la mia missiva. Alla faccia della libera stampa.

Le chiedo pertanto la disponibilità a pubblicare questa mia, sul suo giornale, nella modalità che riterrà più consona.

Sono un compagno che ha la tessera di Rifondazione fin dal primo giorno. Non so se Liberazione pubblicherà questa mia lunga lettera. Ma non posso fare a meno di manifestare tutta la mia rabbia quando apro il mio giornale e leggo gli entusiastici resoconti delle gesta dei cosiddetti no coke che cercano di impedire il completamento della centrale Enel di Civitavecchia.

Sono un lavoratore dell’Enel da 29 anni. Ho girato tante centrali in tutta Italia e anche fuori. Conosco bene la difficoltà di coniugare la produzione di energia elettrica con l’abbattimento delle emissioni nell’ambiente ma posso testimoniare con assoluta certezza che quella che stiamo costruendo a Torrevaldaliga Nord è la migliore che abbia mai visto proprio per le tecnologie nuove che adopera per pulire i fumi.

Invece devo leggere proprio su Liberazione una criminalizzazione della nostra centrale che non sta né in cielo né in terra. Come se la responsabilità dell’aumento dei tumori nella Regione Lazio fosse tutta colpa della centrale che ancora non c’è. Lo capite o no che in questo modo tutti noi che lavoriamo in questo settore ci sentiamo trattati come gli untori che diffondevano la peste? Ma come quella degli untori anche questa è solo una leggenda. Una leggenda cattiva che fa male a chi ha sempre lavorato con coscienza professionale e se permettete di classe. Lo so che non si usa più parlare di fabbriche, di operai, di coscienza di classe. Al posto della bandiera rossa oggi si usa l’arcobaleno o quella verde. Ma davvero pensate che il mondo possa fare a meno della falce e del martello, dell’agricoltura e dell’industria?

Cosa vogliono i nostri amici verdi? Che diventiamo tutti lavapiatti, camerieri, bagnini? Ma come si fa a parlare di turismo se dietro non c’è l’elettricità, le fabbriche, il lavoro? Quello che però mi ferisce di più è vedere con quale superficialità e incoscienza si lanciano accuse terribili senza pensare alle conseguenze che producono. Qui si vuole buttare a mare un investimento di un miliardo e mezzo di euro ormai arrivato ben oltre la metà. E quello poi che mi fa ancor più rabbia è che per trovare una parola di buon senso devo ascoltare quel «liberista» di Bersani che ha la colpa di aver smembrato l’Enel, ma almeno ha il merito di ricordare a tutti che qualche nuova centrale a carbone in Italia ci vuole, se non vogliamo rimanere impiccati ai tubi che ci portano il gas dall’Algeria e dalla Russia. O stare a sentire quel cislino di Bonanni mentre il mio sindacato sembra disinteressarsi completamente della questione.

Così siamo al paradosso: quelli che dovrebbero difendere in primo luogo lo sviluppo e il lavoro vogliono chiudere il più grande cantiere industriale d’Europa dove migliaia di lavoratori non solo hanno trovato un’occupazione, ma stanno migliorando le loro capacità professionali. Quale demone ci ha accecato un po’ tutti per non vedere che il «regresso» propagandato da sedicenti ambientalisti è solo l’ultimo strumento della lotta eterna tra capitale e lavoro? Il capitale diventa finanziario e gira il mondo alla ricerca delle migliori possibilità di sfruttamento, delle leggi ambientali più comode, dei sistemi fiscali meno seri.

E noi cosa facciamo? Invece di costringerlo a rimanere dove ci sono più controlli, più sindacato, più governo, facciamo di tutto perché fugga via. Con un risultato pessimo per noi e per il mondo. Siamo sicuri che se Enel chiudesse le centrali a carbone in Italia e le andasse a costruire nell’est Europa, le emissioni di anidride carbonica, le condizioni di lavoro, la qualità professionale della classe operaia migliorerebbero? Non succederà proprio il contrario? Ma tanto chi se ne frega dei lavoratori polacchi, slovacchi, ungheresi, ucraini, russi. Il Lazio dicono anche alcuni dei nostri senza accorgersi di fare un discorso del peggior leghismo ha già abbastanza centrali, anche se ne chiude una cosa volete che sia. E gli altri poi si arrangino. Con tanti saluti all’internazionalismo, uno dei valori più belli della nostra tradizione. Per questi «regressisti» sono gli operai, chi lavora davvero, il vero nemico dell’umanità. «Per uno stipendio e un posto sacrificano i fiori, gli alberi e la salute loro e dei loro concittadini» dicono. Non è vero! Non è così! Noi, i comunisti, sappiamo quante lotte abbiamo fatto per migliorare le condizioni di lavoro, le condizioni di vita dentro e fuori alle fabbriche. Ma questo loro non lo sanno. In una fabbrica non hanno messo mai piede né ce lo metteranno mai. Preferiscono gli impieghi statali, l’informatica, la creatività, la moda, il terziario, il quaternario, magari un bel posticino in politica o alla Tv. Ma non si rendono conto che dietro tutto queste «sovrastrutture» (si può ancora dire?), c’è la struttura? La miniera, il campo, la fabbrica.

Certo oggi c’è più inquinamento, più traffico, più stress. Ma se viviamo 20 anni in più degli anni 50, se possiamo godere di un modesto benessere, se possiamo dare ai nostri figli un’istruzione è perché le «forze produttive» si sono potute sviluppare a dismisura. È vero non hanno fatto saltare i rapporti sociali di produzione. Il padrone non ha più un nome e cognome, ma c’è ancora, anche se magari siede in un ufficio a diecimila chilometri da noi. Però qualcosa è comunque cambiato. Sarà poco, ma quel poco è dovuto alla scienza e alla tecnica, ma anche alla nostra fatica, al nostro sapere, alle nostre lotte. Le lotte di noi lavoratori delle fabbriche che oggi ci vediamo offesi e umiliati sul nostro stesso giornale.

Saluti


Adalberto Benedetti



SEGRETERIE TERRITORIALI SASSARI

Sassari, 16 maggio 2007

Al Presidente della Giunta Regionale della Sardegna

All’Assessore Regionale all’Industria

Al Presidente Giunta Provinciale di Sassari

Al Sindaco Comune di Sassari

Al Sindaco Comune di Porto Torres

Al Prefetto di Sassari

e p.c. Filcem – Flaei – Uilcem Segreterie Regionali Sardegna

Filcem – Flaei – Uilcem Segreterie Nazionali

Cgil – Cisl – Uil Sassari

Oggetto: Situazione Endesa Italia – sito di Fiumesanto.

Con la presente lettera le nostre organizzazioni sindacali territoriali intendono porre in evidenza la situazione che si sta venendo a creare relativamente agli effetti su Endesa Italia dell’OPA di Enel/Acciona su Endesa, ed in particolare le conseguenze per la Regione Sardegna e per il sito di Fiumesanto.
Come noto, l’ipotesi che si sta percorrendo è quella della divisione dell’Azienda fra i due soggetti interessati (Eon e Asm Brescia), attribuendo a ciascuno dei soggetti una parte degli impianti oggi di proprietà di Endesa Italia.
Riteniamo che questa ipotesi costituisca un grave rischio per la conferma del Piano Industriale di Endesa Italia nel prossimo futuro. Solo l’unità aziendale può, a nostro avviso, garantire le risorse necessarie agli investimenti programmati, che in caso contrario dovrebbero essere verificati nella loro compatibilità con la situazione finanziaria dei nuovi soggetti che dovessero acquisire le parti dell’Azienda.
Sin dal 2001, anno della cessione da parte di Enel del ramo d’Azienda acquisito da Endesa e che è diventato Endesa Italia, i lavoratori hanno impegnato le loro forze per dare stabilità alla propria Azienda, per ottenere un Piano di Investimenti che ne garantisse la continuità e rispondesse alle esigenze dei territori nei quali si trovano i vari siti produttivi aziendali. Possiamo affermare che tale obiettivo è stato raggiunto, ma viene oggi posto in discussione dall’ipotesi di “spezzatino aziendale”.
Rileviamo che, per quanto riguarda la Sardegna, ciò pone in discussione sia il mantenimento degli impegni assunti nel novembre 2006 dall’Azienda nei confronti della Regione Autonoma, sia la stessa attuazione del Piano Energetico Regionale, nelle parti che dipendono dal mantenimento degli impegni sopra citati. Questo non riguarda solamente il territorio del Nord Sardegna, ma si estende anche nel resto della Regione (si vedano ad esempio le conseguenze per la gara sulla concessione integrata della miniera Sulcis nonché sulla fornitura a prezzi agevolati per l’industria energivora regionale).
Già si intravedono i primi problemi nelle imprese di appalto del sito di Fiumesanto, in questi giorni interessate da una riduzione di organico.
Vogliamo evidenziare, da parte del sindacato territoriale, la forte preoccupazione fra i lavoratori che oggi operano nella Centrale di Fiumesanto, sia per il loro futuro occupazionale, sia per il futuro del sito stesso.
Riteniamo altresì indispensabile una urgente presa di coscienza da parte di tutti i soggetti interessati, le forze sociali, le Istituzioni locali, la Regione, affinchè ciascuno ponga in essere ogni azione utile a confermare l’unicità aziendale e il Piano Industriale attuale, a tutela degli interessi dell’intera Regione Autonoma della Sardegna.
Per parte nostra, insieme ai lavoratori del sito, attiveremo ogni azione utile, senza rinunciare a quelle di mobilitazione per la tutela del lavoro e del territorio.

Distinti saluti.

Le Segreterie Territoriali di Sassari

FILCEM FLAEI UILCEM

ACCORDO FATTO

“Accordo fatto tra Enel e Asm Brescia sulla spartizione di Endesa Italia (sara’ perfezionato, pero’, solo a Opa Endesa conclusa).”
Le dichiarazioni di Fuvio Conti, AD di Enel, confermano le voci. Sembrano contrastare con le dichiarazioni riportate su L’Unione Sarda di oggi a pagina 12. Continuano le reazioni dei colleghi di Endesa Italia a Terni supportati dai politici del territorio, domani saranno ricevuti dal Prefetto per la dichiarazione dello Stato di Agitazione. Anche in Calabria si esprime preoccupazione. E’ ora di proclamare lo Stato di Agitazione anche a Fiume Santo, per cercare di invogliare le Istituzioni locali a dare qualche segno di vitalità.

L’Unione Sarda del 15 maggio 2007

Energia. L’amministratore delegato di Enel detta i tempi per la divisione delle società

Endesa, la spartizione dopo l’Opa

L’Enel definirà dopo il lancio dell’Opa su Endesa l’accordo con Asm per la spartizione degli asset di Endesa Italia. Lo ha annunciato ieri l’amministratore delegato di Enel, Fulvio Conti, a margine della Conferenza internazionale dell’Aie. L’accordo c’è, ha sottolineato, «la definizione sarà nei mesi successivi» all’Opa.

NESSUNO SCORPORO. Chi invece assicura che non ci sarà alcuno spezzatino sugli asset di Endesa, comprese le attività di Fiume Santo, è senza dubbio Jesus Olmos, presidente della società italiana controllata dagli spagnoli. «Far parte del Cda di Endesa Italia e parlare di spezzatino mi sembra un atteggiamento un po’ incoerente», ha detto Olmos, a margine dell’inaugurazione del nuovo parco eolico in Sicilia, rispondendo così alle indiscrezioni sul possibile scorporo degli asset di Endesa Italia fra Asm Brescia e i tedeschi di EOn. «Con Asm», ha proseguito Olmos, «ultimamente è molto difficile lavorare. Pensavo che con Asm ci sarebbe stato un buon esempio di collaborazione e spero che sarà così in futuro». «Non so chi parla di spezzatino», ha aggiunto Olmos, «continuiamo a lavorare, abbiamo tanti progetti» tra cui, ha citato il presidente, l’espansione dell’impianto di Tavazzano, «e l’inaugurazione il 18 giugno di un parco eolico in Toscana». Olmos ha poi sottolineato che «Endesa Italia è uno dei grandi successi del processo di liberalizzazione avviato nel 1999 ed è anche l’unica grande realtà privata nel settore elettrico italiano. Che sparisca è negativo per il mercato italiano e per il percorso di apertura del settore». Secondo Olmos, comunque, «in qualsiasi caso, succederà quello che gli azionisti vorranno».

INVESTIMENTI. La società - ha spiegato poi l’ad di Endesa Italia, Joaquin Galindo - punta ad investire 1,5 miliardi di euro nel periodo compreso tra il 2007 e il 2011. La cifra si va ad aggiungere ai 3,4 miliardi investiti da Endesa in Italia dal 2001, anno di ingresso dell’azienda nel mercato italiano, ha proseguito Galindo. Ieri, intanto, Endesa Italia ha inaugurato un nuovo Parco Eolico in Sicilia, in un’area compresa tra i comuni di Gibellina, Santa Ninfa e Salaparuta, vicino Trapani, dalla quale è attesa una produzione di 75 Gwh l’anno, pari al consumo medio di circa 18.000 famiglie.

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